E’ caduta a fagiuolo l’uscita della terza stagione di Ozark. Lungi da me spoilerare qualche passaggio: in epoca avanzata di binge viewing fa anche ridere.

Mi preme e mi pare utile, nella fase storica reale che stiamo vivendo, sottolineare la bellezza della narrazione del rapporto tra moglie e marito, con tutte le conseguenze impazzite che ne scaturiscono, all’interno della famiglia Byrd. Con bellezza intendo l’approfondimento a mio avviso fatto bene. Una narrazione che all’inizio ti sembra assurda e invece poi la riconosci molto verisimile. Se non stai attento e non ti concentri ti comincia a far paura, quando togli lo sguardo dal televisore per riguardare dentro casa tua. Mi sembra davvero ben ingegnata la serie su questo filone. Ovviamente, sempre secondo me, in questo aiuta la trama che, pur toccando dinamiche economiche e sociali per nulla sconosciute, non annoia mai.

Anche in questo momento mi sembra sconveniente aggrapparsi all’idea del sentirsi meglio in quanto c’è chi sta peggio, sulla falsa riga dei Birds nel mondo reale, con qualche omicidio e traffico illecito in meno, magari.

Ma mi pongo l’interrogativo di quanto a volte, per stanchezza prima di tutto, lasciamo scorrere e invece bisogna trovare lo scatto, la forza per dire no scusami, parliamo un attimo. Prendiamoci cinque minuti per noi. Affrontiamo questa cosa.

Credo che se fosse stato ambientato in acqua salata non avrebbe avuto su di me questa stessa presa, focalizzata sul tema della relazione tra persone. Sarebbe stato solo un Narcos più settentrionale.

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