Buona Festa della Liberazione. #unamattina

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“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione”. Piero Calamandrei
Buon 25 aprile a tutte e tutti con le parole di un padre costituente, oltre che di un uomo-riferimento civile e politico per quanto mi riguarda.

"Famiglia, Società e Stato" nel pensiero di Giuseppe Toniolo. A lezionedal vescovo di Assisi.

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Da un mio articolo pubblicato su Il Giornale dell’Umbria

Martedì scorso ha avuto inizio la seconda edizione della Scuola diocesana di formazione socio-politica, organizzata dalla Commissione per i Problemi Sociali e il Lavoro, Giustizia e Pace, Salvaguardia del Creato e con la collaborazione del Progetto Policoro. La prima lezione di questo ciclo, che quest’anno ha luogo presso l’Istituto Serafico, è stata tenuta dal Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, Mons. Domenico Sorrentino, su “Famiglia, Stato e Società nel pensiero di Giuseppe Toniolo”, l’economista cattolico e beato al quale la Scuola è intitolata. 

Sorrentino ha esordito parlando del “desiderio di mettere sul tavolo una preoccupazione per la vita pubblica e degli ideali, verità, amore, giustizia e rispetto della dignità dell’uomo”, per sottolineare che questa è una “scuola di credenti ma anche di dialogo”. È stata ricordata la figura di Toniolo: “un Beato, oltre che economista, sociologo, professore all’Università, sposo e padre di 7 figli; un cattolico che ha studiato i problemi della società, misurato le crisi economiche” e fornito interpretazioni e risposte laiche. Un uomo “interessante perché il suo impegno ha origine prima che i cattolici convergessero dentro un unico partito. Il suo è da considerare un pensiero fondativo: fornire opzioni diverse ma dentro un quadro valoriale non qualunquista, serio. Ragionare con Toniolo – ha sottolineato Sorrentino – significa fare i conti con i problemi dell’esistenza, della società, dell’economia e della politica senza essere contaminati da problemi elettorali, muovendosi all’interno della dottrina sociale della Chiesa”. Sorrentino ha posto “gli studenti” subito davanti alla problematiche che intercorrono tra Famiglia, Società e Stato partendo da un brano del Vangelo sul Natale (Luca 2, 1-14). 
La seconda premessa, invece, è stata mossa dall’attualità, precisamente dal rapporto del CENSIS in cui è emerso che il primo valore cui gli italiani danno peso è la famiglia. “Buona sorpresa e notizia. Ma di quale famiglia si ha voglia?” ha commentato Sorrentino. “Una scuola deve poter misurarsi con queste problematiche. Quale scelta devo fare fra quelle possibili? Bisogna sempre ricordare che la politica è l’arte del possibile, sapendo però che la direzione dove andare la danno fondamenti etici chiari. Proprio da questo punto di vista – ha continuato il vescovo di Assisi – il Toniolo è molto d’aiuto. La sua visione delle cose non settorializza, ma guarda l’insieme ed è capace di sintesi. Quella che proprio Toniolo chiama “la patologia sociale”, l’incapacità di collocare tutti gli elementi dentro “l’architettura sociale”, separarli, infatti, significa non aver capito nulla di nessuno dei tre”. 
Sorrentino si è poi soffermato su quelle che ha chiamato pars destruens e pars costruens del Toniolo. Nella prima l’economista individua tre grandi processi (spirituale, ideologico e sociologico/industriale) che hanno portato a Stati sempre più accentrati, potenti e invasivi, da un lato e dall’altro, invece, a persone sempre più atomizzate e quindi deboli. “Una realtà opposta a quella del medioevo che presentava una struttura sociale molto meno frammentata”. Si tratta di un fenomeno che oggi ci fa notare (e patire) “la differenza tra personalismo cristiano e soggettivismo/individualismo” portato alle estreme conseguenze e degenerato in un “io sono tutto, tutto è possibile tanto non esiste un senso e dunque nel nichilismo”. Anche la rivoluzione industriale, che ha portato a “persone interscambiabili, ha contribuito a questo fenomeno di atomizzazione. Nelle democrazie attuali è tutto molto più felpato, ma comunque presente. 
Qui bisogna inserire – ha concluso Sorrentino – la pars costruens del Toniolo. Quale società vogliamo costruire, partendo da dove? Non dalla Fede, di cui non tutti hanno il dono, ma razionalmente dall’ente Uomo, a cui tutto deve far riferimento perché è l’Uomo che da valore alla società e non il contrario. E in base a questo principio sociale e politico non devono essere confusi la società e una rete di famiglie che sono fatte della relazione di persone. Altrimenti la società acquista più valore della persona: non è l’aggregato che fa la storia, ma è sempre la persona a dar valore. 
La politica è l’organizzazione che ci si da per raggiungere il nostro obiettivo. Questo ragionamento di base – ha ribadito Sorrentino – non parte dalla fede, ma parte razionalmente dall’Uomo”. In questo modo il Vescovo di Assisi ha ricordato anche la differenza tra Soggettività e Soggettivismo: “ai problemi prima ci pensi tu come persona e poi interviene lo Stato come sussidiario. La politica non è un toccasana e la società deve avere soggettività, altrimenti non se ne esce perché puoi trovare pure quello che ti da il sussidio, ma con la corruzione che spesso ne deriva”. La prossima lezione ci sarà l’8 aprile alle 19.

Lo scontro Letta-Renzi giova all’Italia tutta (pure al M5S)

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“Trappolone” sì o “trappolone” no? Questa, in estrema sintesi, è la domanda che i

principali quotidiani italiani mettono nella testa dei propri lettori. Se Renzi si mette al

posto di Letta il sindaco di Firenze si brucia. Sì, no, forse, sicuro, magari. Leggendo i

giornali stamattina si intuisce che è definitivamente partita la guerra al retroscena più

cliccato (e magari letto) sui rapporti e sul futuro incrociato di Letta e Renzi. Tralasciamo,

qui, il banale argomento da talk show serale secondo il quale gli italiani, oltre a non

mangiare la legge elettorale, non mangiano neanche le chiacchiere su premier e

segretario Pd.

I problemi degli italiani sono altri, verissimo.

Ad ogni buon conto la dinamica che si sta sviluppando tra i due toscani del Pd deve

apparire di una qualche rilevanza a quanti credono ancora nell’Italia. Perché? Non per

motivi ideologici, di parte, ma per un semplice ragionamento di buon senso. Dall’altra

parte si potrebbe ipotizzare una “lotta” speculare tra Alfano e Toti? Meglio di no, perché

forse dovremmo aggiungere anche un Salvini. Ed oggettivamente quest’ultimo sarebbe

l’unico legittimato ad esserci, visto che è l’unico che si è fatto votare almeno dai propri

compagni di partito e là dove sta non è stato messo da Berlusconi. Se uno crede ancora

nell’Italia, deve seguire, volente o nolente, la dinamica Letta-Renzi, e sperare che trovi

una qualche evoluzione dignitosa. Non per il centrosinistra, ma anche perché sia di

ulteriore stimolo per il centrodestra (che forse non deve copiare solo le primarie), oltre

che di contenimento coi fatti degli “sfoghi” del M5S. Dunque per tutta la politica italiana.

Se uno crede ancora nell’Italia è costretto a credere nella politica tutta. Nessuno

schieramento escluso. E, ad oggi, la ricostruzione doverosa della credibilità della

politica italiana ricade principalmente sulle spalle dei due toscani democratici.

Matteo

Renzi incalza il PresDelCons da quasi due mesi, da quando è stato eletto, non

nominato, segretario del suo partito col voto di 3 milioni di italiani. Come lo fa? Ci prova

convocando anche più di una segreteria a settimana alle 7.30 di mattina, durante le

quali si parla e si stabiliscono linee politiche, oltre che su legge elettorale e riforme

costituzionali su titolo V e Senato, sul lavoro, sulla scuola, sulla giustizia. Temi che

qualche problema degli italiani provano ad affrontarlo e addirittura, a detta di Renzi,

così si propongono addirittura delle soluzioni concrete. Non è niente di trascendentale.

Si tratta di un’attività di partito, la più importante per un partito e allo stesso tempo più

vicina al principio di concretezza, che forse si era dimenticata negli ultimi anni.

Quindi Renzi deve prendere il posto di Letta e ci riuscirà attraverso un piano

tipicamente “da palazzo”, che prevedrebbe collocare Prodi al Quirinale risarcendolo

delle 101 coltellate ricevute lo scorso Aprile? Ma farebbe come D’Alema che arrivò a

Palazzo Chigi senza la famosa legittimazione elettorale e ciò non aumenterebbe la sua

popolarità, anzi. Però è vero che oramai è svanita la possibilità di elezioni in primavera,

appena incassata la nuova legge elettorale Napolitano imporrà a Letta di proseguire e

bloccherà qualsiasi sommovimento. Questo, in breve, viene raccontato sui giornali di cui

sopra. 

Di certo la attuale instabilità è stata causata dai risultati delle scorse elezioni politiche di

febbraio. Dunque, volendo rintracciare dei colpevoli, i primi responsabili, più degli italiani

che hanno votato (e non votato), sono coloro i quali hanno condotto e si sono “scontrati”

nella scorsa campagna elettorale. E allora ricordiamo che Renzi era lo sconfitto delle

primarie 2012 vinte da Bersani, che invece era candidato premier oltre che segretario

del Pd. Il suo vicesegretario era Enrico Letta.

 È altrettanto certo che Renzi non può più mostrare il fianco a chi gli rimprovera di

fare il segretario del principale partito di maggioranza e anche del principale partito

che rintuzza il governo. Il carrozzone che lo ha sostenuto al congresso/primarie non

può scomparire, ma deve diventare intimamente e convintamente renziano. “Ci pensi

Letta” a fare il rimpasto del governo sta diventando una barzelletta. Se non vuole che

suoi uomini e donne di fiducia si brucino in un governo Letta bis deve dire “non voglio

bruciare i miei. Io farò il secondo mandato a Firenze e se Letta non fa le cose deve

andare a casa, non in Europa a fare il commissario europeo”. Deve mantenersi chiaro e

quindi forte. Altrimenti diventa “l’ebetino” davvero. Proprio Renzi.

I due toscani se sono arrivati dove sono arrivati una qualche qualità ce l’hanno. Non

dovrebbero fare i “bischeri” evitando così che i sondaggi degli ultimi giorni diventino

realtà e con numeri ancor più alterati. Non devono fare i “bischeri”, ossia i “se noi

dovremmo” che i grillini urlano in tv devono mantenerli come cane da guardia della

democrazia. Non possono mandarli al governo. Per l’Italia.

Ne trarrà giovamento anche il

tanto vituperato Movimento Cinque Stelle, che sarà costretto a misurarsi finalmente sulla

capacità di cambiare davvero le cose per gli italiani e dunque a far emergere non più

faccine ma teste. Ciò su cui si sta già scontrando Renzi nel suo Pd.

Intanto è passato un anno da quando il M5S è arrivato in massa in parlamento.

Personalmente non mi sorprese tale evento e continuo ancora oggi a bollarlo come

molto positivo. Ma adesso, appunto, un altro anno è passato. Bisogna fare, lo sa anche

Crozza…E per fare purtroppo non basta decidere di andare dalla Bignardi e in tutte le

altre “4 chiese” televisive. Moltissimi dei parlamentari di Grillo appaiono persone che

vogliono bene a questo Paese e a chi li ha votati pur non conoscendoli. Che prima o poi

li deve rivotare. Nemmeno i parlamentari di Grillo e Casaleggio faranno i “bischeri”.

"Merci et adieu 2013" – 36a #laondanews del 31 dicembre 2013

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Non mi sono dimenticato di aggiornare questo blog. È che alla fine dell’anno si accumula veramente troppa roba. 

Da mettere agli atti con soddisfazione c’è che il 18 dicembre ho sostenuto un esame veramente sentito per me, per interessi e importanza, ed è andato al massimo. 
Ah sì, poi bisogna sottolineare che l’8 dicembre ho vinto la mia prima battaglia politica collettiva, guidata da Matteo Renzi. Aspettavo quel momento da prima che Renzi si rendesse conto che lui dovesse esserne il leader: sostanzialmente da quasi 10 anni.
E vengo, poi, da un Natale passato in famiglia sereno e come sempre molto più che solo educativo…
Adesso saluto il 2013 da Parigi, con la persona che mi ha fatto cambiare verso (prima che riuscisse a cambiare verso l’Italia).
Non è per nulla banale ricordar(mi) che il meglio deve ancora venire.

3 Tweet delle ultime 3 settimane (@timoteocarpita)
Stamattina Lord Reith, mi ha aiutato ad asfaltare. (Inform/Educate/Entertain). #ilmegliodeveancoravenire
Grillini guidati da Brunetta in Parlamento. Grillo insieme a Berlusconi allo sfascio del Paese. Nel 2014 asfaltare a “reti unificate”. #augh
#iostoconcaterina

"Eccoci." – 35a #laondanews del 12 dicembre 2013

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Cari assidui lettori, perdonate il ritardo. Sono stati giorni veramente intensi, seppur dalla provincia. Erano circa 7 anni che attendevo il giorno che abbiamo vissuto domenica scorsa 8 dicembre 2013. Già entrato nella storia. Perchè? L’ho scritto e provato a spiegare al meglio in questo articolo, pubblicato su Vivere Assisi, che posto in fondo a questa laondanews.

Nel frattempo mi sono usciti i risultati dei lavori che ho fatto nell’ultimo semestre “economico”: sinceramente mi aspettavo di meno, è andata benissimo. 
Proverò a farlo in maniera più scientifica a fine anno, ma già comincio a ringraziare il Signore per questo 2013. Sono state settimane e mesi molto “evolutivi” sostanzialmente da tutti i punti di vista, oltre, non ultimo ma ovviamente primo fra tutti, all’incontro della mia vita avuto a febbraio. C’è molto da lavorare, su tutti i fronti, ma sono sereno e lo sto facendo.
A risentirci più in là.
Tweet della settimana
“Il coraggio non è aver paura, il coraggio è avere paura e vincerla”. Nelson Mandela, grazie e riposa in pace

Con i renziani della cosiddetta prima ora. Al Partito Democratico dell’Umbria, sede in piazza della Repubblica 71 Perugia. Ore 23 circa, dell’ 8 dicembre 2013

Montato e preparato ieri sera: economico, rende meglio in notturna

Finalmente è nato il Partito democratico
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A mente fredda vorrei condividere qualche riflessione, che è venuta fuori parlando in questi giorni tra ragazzi del Comitato Renzi, sul voto delle primarie di domenica 8 dicembre. Ad Assisi Renzi è stato votato dal 76% degli elettori delle primarie del Pd. A Bastia Umbra sopra l’81%. Addirittura siamo, come in tutta l’Umbria, ben al di sopra del risultato nazionale del 67,8%.
L’altro dato da sottolineare è che nel nostro Comune di Assisi ad arrivare secondo è Pippo Civati col 12,5%. Gianni Cuperlo, come in tutta la regione Umbria, è ben al di sotto del suo 18% nazionale.
Come nella altre cosiddette “regioni rosse” anche da noi Renzi ha “sfondato” ancora di più. Sono convinto, dunque, che chi urla(va) ai quattro venti che Renzi “è di destra” dovrà ricredersi per evitare ulteriori figure poco gratificanti.
A mio avviso è utile ricordare che gli amministratori locali più rilevanti della nostra Regione, oltre alla quasi totalità dei “quadri di partito”, hanno perso insieme a Cuperlo. Hanno perso un congresso di partito prima e ora devono spiegare una disfatta alle primarie aperte di tale portata: a Todi il sindaco di Firenze ha preso l’80%, a Perugia Cuperlo non elegge neanche un delegato all’assemblea nazionale.
Al di là di questa premessa per gli amanti del genere “politichese”, volevo condividere una riflessione generale ed appassionata.
Matteo Renzi è il nuovo segretario del Partito democratico. Personalmente attendo questo momento da quando mi sono iscritto al Pd, nel 2007, quando anche io nel mio piccolo ho partecipato alla sua fondazione. Ho aspettato non che Renzi diventasse segretario, nel 2007 neanche sapevo che esistesse, ma ho aspettato la vittoria di questa idea, che il Pd diventasse Pd.
Infatti, l’8 sera, forse futuri storici mi daranno ragione, ad essere pignoli non c’è stato un “cambia verso”, ma è solo, e finalmente, nato il Partito democratico, la casa di tutti i riformisti (reali) di questa nazione. Quelli che, in sostanza, vogliono un Paese dove conta la conoscenza di qualcosa e non di qualcuno. Buon lavoro al sindaco di Firenze. Come ha detto lui stesso subito a caldo, quasi 3 milioni di italiani ci hanno detto di cambiare la classe dirigente della sinistra italiana per cambiare l’Italia, ma non ci daranno un’altra possibilità. Oramai non esistono più “i renziani” della prima ora e quelli saliti sul carro all’ultimo secondo utile. Finalmente siamo tutti democratici. Adesso al lavoro, pure in Umbria e ad Assisi. Tanto ciò che conta è la credibilità di ogni singola persona.