Rottamare l’austerità con la serietà

Nel nostro continente chi condanna l’austerity senza se e senza ma sono i cosiddetti populisti: da Salvini a Grillo passando per le variegate sinistre extra Pd in Italia, Le Pen in Francia, l’arcinoto Tsipras in Grecia, più che Linke e Verdi i crescenti movimenti estremisti in Germania. Come si nota si spazia, usando i termini tradizionali del novecento, da destra a sinistra, ma tendenzialmente accomunate in quanto estreme e populiste. Le sinistre di governo, quella di Renzi e Hollande, che per volere del destino europeo si trovano insieme proprio in questo momento storico, mostrano un atteggiamento non ideologico anche nei riguardi dell’austerity, ma vengono inevitabilmente accomunati ai governi di centrodestra di Merkel e Rajoy (oltre che, al di là della Manica e dell’Euro, di Cameron) perché non urlano sufficientemente contro l’austerità imposta dall’Europa definita germanocentrica.

Nel dibattito sulla crisi europea, e dell’Eurozona in particolare, che si è sviluppato tra l’intelighenzia oltreoceano, invece, le cose sono molto più chiare, forse perché ad alti livelli è più facile fare assunzioni sull’inesistenza del paese reale. Negli Stati Uniti la sinistra, o meglio i cosiddetti liberal come il già premio Nobel Paul Krugman, affermano che l’austerità è sbagliata e, anzi, dannosa per la crescita, che non è legittimata dal popolo e che oltretutto l’Europa dovrebbe imparare dagli Stati Uniti e abbracciare politiche simil-keynesiane (moltiplicatori e stimolo fiscale). Chi in qualsiasi misura “difende” l’austerity, invece, è di destra. Sembra confermare tale impostazione anche Andres Aslund nel dimostrare, dal suo punto di vista, che l’austerità non è sbagliata ma anzi è indispensabile per rimettere in moto un Paese, portando l’esempio della Lettonia, e che a perseguirla sono stati solo governi europei di centrodestra. L’economista svedese, da decenni studioso e impegnato nella transizione al capitalismo delle economie comuniste dell’ex URSS, vuole dimostrare che poderosi tagli di spesa pubblica devono essere fatti a maggior ragione se si è in tempi di crisi, favorendo il successo delle riforme strutturali, che a loro volta fanno ripartire la famosa crescita.

Ma in Europa il vero insegnamento che la sinistra deve prendere dalla crisi è continua su l’Unità.tv

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