LAONDA | il blog di Timoteo Carpita (se non la sai prendere ti fai male)

giovedì 20 novembre 2014

All I Need


Dopo svariati mesi, anzi anni, probabilmente ancora stavo sul vecchio Cannocchiale, torno a scrivere un post criptico, per non usare aggettivi meno simpatici proposti da cari amici in questi frangenti.

In questi mesi sembra che non abbia scritto niente, invece oltre alla scrittura c'è stata anche abbastanza elaborazione. Ora si tratta di nuotare dentro il mare che porta al fare.

E non occorre aspettare il 2015, l'anno nuovo che ogni anno arriva. Certo è che non siamo più alla metà dei primi anni duemila, ma alla metà della seconda decade, e i tempi sono maturi. Ecco, dopo un tal numero di frasi pressoché ridicole o nella migliore delle ipotesi assurde, approfitto per fornire almeno un link utile per capire di economia e in particolare di governo dell'Europa. Una cosa che, con buona pace degli euroscettici più o meno populisti, deve portare da mangiare.

ps
oramai si va per una laondanews formato discorso-di-fine-anno, si spera con venature accattivanti. | permalink

mercoledì 3 settembre 2014

Sulla mozione a difesa della "famiglia naturale" approvata ad Assisi.


A proposito di questa mozione presentata ed approvata durante l'ultimo Consiglio comunale di Assisi, il "Partito democratico di Assisi" ha scritto questo documento.

In merito ho voluto sottolineare la mia personale posizione, visto che il tema in queste ore è molto discusso in città. Credo di non essere l'unico ad avere questa impostazione di pensiero.

Anche secondo me la mozione citata è stata strumentale, per usare un eufemismo. I consigli comunali, di qualsiasi "levatura"...non si dovrebbero occupare di questi temi, a mio avviso.

Sono altrettanto convinto che non deve essere sottovalutata la diffusione di una certa ideologia "gender". E’ il caso di ricordare che in questione non è la condizione omosessuale ma la diffusione di una certa ideologia di "gender", secondo la quale l’essere uomo o donna non sarebbe determinato fondamentalmente dal sesso, bensì dalla cultura. Tale ideologia attacca le fondamenta della famiglia e delle relazioni interpersonali, invece che avere come obiettivo quello di tutelare le unioni diverse da quelle uomo-donna.

Occorre fare alcune considerazioni al riguardo, data l'importanza di questa ideologia nella cultura contemporanea, e la sua influenza sul fenomeno delle unioni di fatto. Per questo, spero (e credo) che nella prossima consiliatura assisana ci sarà la possibilità di far approvare un documento "diverso", che tenga in considerazione questi ed altri appunti di chi vorrà, senza possibilità di strumentalizzazioni da parte di nessuno e senza che nessuno si senta prevaricato. Per una questione simbolica, visto che in materia legifera il Parlamento.

Purtroppo gli integralisti, dei due “schieramenti” opposti, campano su un’ambiguità. Si tratta di quell’ambiguità che anche i tanto vituperati “DICO” del secondo Governo Prodi, magari, avrebbero eliminato se fossero stati portati fino in fondo. A questo proposito, c'è da ricordare che il Governo Renzi sta già lavorando in merito. Non è un caso che venga attaccato e strumentalizzato il dl Scalfarotto dalla suddetta mozione.
Se avessi scritto io il comunicato del Pd Assisi avrei sottolineato con molta forza che il dl Scalfarotto non va a diffondere l'ideologia gender, bensì si preoccupa di contrastare l'omofobia.

Il PD nazionale attuale, che è molto più avanti sui diritti civili rispetto a quello di Veltroni, Francheschini e Bersani, propone già la stessa linea in merito, quella che, modestamente, io ho sempre sostenuto.

Ho voluto condividere queste 4 righe perché la sinistra a mio giudizio è quella che non fa demagogia, né tanto meno si mette a rincorrere chi la butta in caciara (ai quali, forse, bisognerebbe dare meno spago). E purtroppo o per fortuna io tengo molto al PD e in particolare a quello di Assisi.

PS
la mia posizione sul tema diritti civili in senso lato, da molto prima del 2012, è esattamente questa, che poi, come detto, è anche quella (pagg.10-11) del Partito democratico (nazionale), il quale spero riesca a far approvare questa legge. Finalmente, secondo me, si farebbe chiarezza e giustizia da ogni punto di vista. | permalink

mercoledì 27 agosto 2014

Quantum potes tantum aude, Assisi.


Stamattina mi è arrivata una lettera "firmata" da "Piatto Ritto Mi Ci Ficco", in cui vengono citate alcune persone. Non so a quanti è stata inviata, ma, vista l'etichetta con il mio indirizzo e il francobollo attaccati a mano, l'impegno è stato encomiabile. Pure questo episodio segnalerebbe che ci sono scheletri dentro tutti gli armadi del centrodestra assisano, dopo quasi 20 anni di amministrazione ininterrotta. Dunque risulterebbe difficile per chiunque del giro fare la morale.

 Vista, poi, la vasta produzione letteraria agostana che c'è stata a destra e a manca, ormai mi pare proprio che in molti siano in campagna elettorale, a poco meno di due anni dalle comunali.

Approfitto per rispondere a viso aperto a quante e quanti da un po' mi chiedono cosa farebbe il Pd di Assisi. Ripeto il mio pensiero semplice. Secondo me serve un candidato sindaco democratico, credibile esclusivamente per molte "sensibilità" civiche. È già tardi? Sono convinto che è più utile, oltre che più interessante, sceglierlo, per un programma amministrativo decente, prima delle più vicine elezioni regionali del prossimo anno...

 Purtroppo o per fortuna presto si distingueranno vari passatempi estivi dalle realtà consolidate difficili da scardinare. Ma, come ricordava spesso don Aldo Brunacci, "quantum potes tantum aude". | permalink

lunedì 21 luglio 2014

Assisi 2016-2026, il numero 1 online e nella cassetta della posta


Eccoci col primo numero del "giornalino" di Assisi 2016-2026.

Il pdf completo si trova online a questo link, ovviamente gratis. Abbiamo stampato 5000 copie cartacee a colori, entro la fine di luglio le avremo distribuite per tutto il territorio del Comune di Assisi, a piedi e in bicicletta. Da più gusto...

A risentirci!




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mercoledì 16 luglio 2014

La questione non più meridionale ma italiana. Che Renzi deve porre al centro.


Su Patrioti.org ho scritto queste 4 righe.

Il 7 luglio scorso Banca d’Italia ha pubblicato un’analisi del’evoluzione della congiuntura territoriale, dell’attività produttiva, del mercato del lavoro e degli aggregati creditizi, relativa al 2013. Si tratta di uno dei tradizionali documenti di studio e aggiornamento che Banca d’Italia realizza periodicamente. Andando a vedere la diversa dipendenza delle macroaree dalle componenti della domanda, l’utilizzo dei fondi strutturali europei, il turismo, la ricchezza delle famiglie, cosa emerge? Nel 2013 il nostro Mezzogiorno si è allontanato ancora di più dal resto del Paese, o, se si preferisce, gli accenni di ripresa reale ci sono stati solo nel centro e nel nord. Appare banale e addirittura noioso continuare a parlare di un’annosa questione meridionale, ma tant’è.
Nel 2013 la disoccupazione nel centro nord ha toccato il 9,1%, nel sud il 19,7%. Il dato dei giovani under 29 mostra, rispettivamente, un 23 e un 43 per cento. Il PIL si riduce in tutte le zone del Paese, ma solo al Sud la riduzione è maggiore e rilevante rispetto al 2013. Nel Nord Ovest dal (-) 2,6% passa al (-) 0,6%; nel Nord Est dal (-)2,5 al (-)1,5; al Centro dal (-) 2,5 al (-)1,8. Nel merdidione, invece, si peggiora passando dal (-)2,9 del 2012 al (-)4% del 2013, contribuendo in negativo al dato nazionale. Le esportazioni sono rimaste stabili al Centro e hanno ricominciato ad aumentare al Nord, ma sono calate al Sud. I consumi si riducono in tutte le macroaree, comunque la diminuzione nel Mezzogiorno risulta relativamente maggiore. Così anche il settore dei servizi e delle costruzioni è lì che continua a soffrire di più. Inoltre, se è vero che la flessione dei prestiti bancari è stata meno forte nel Mezzogiorno, è anche vero che al Centro e nel Nord Ovest le imprese hanno fatto maggior uso di emissioni obbligazionarie. E poi i prestiti alle famiglie hanno fatto registrare un aumento di contrazione soprattutto al Sud.
Questo Governo, il primo esecutivo Renzi, deve intestarsi una battaglia seria e mirata per riagganciare il nostro mezzogiorno, facendo seguire, per la prima volta dall’Unità d’Italia, alle parole fatti concreti. Non si tratta di essere piò o meno appassionati di meridionalismo, piò o meno ancorati ad una tradizione radical e chic, i cui risultati sono evidentemente opinabili. Qui è davvero in gioco il futuro dell’Italia sistema Paese, che non può più permettersi di essere una nazione tanto eterogenea. La vecchia vulgata, magari valida per il secolo e il millennio scorso, di un nord industriale e motore principale che “importava” il carburante necessario dal sud, in termini di manodopera oltre che di domanda di beni di consumo, non può più reggere. L’Europa e il mondo sono completamente cambiati. Il nostro meridione si è profondamente impoverito, oltre al fatto che le teste e le braccia non si fermano più all’interno del caro triangolo industriale, ma vanno oltre, spesso neanche ci passano finendo in altri continenti via aereo.
Gli italiani non ne possono più di avere pressione fiscale svedese, in assenza di uno stato sociale svedese”. La linea è “più coordinamento di politiche fiscali e più riforme strutturali nei Paesi…Le soluzioni possono essere diverse, ma la sostanza è di tipo statunitense: stati nazionali in equilibrio di bilancio, federazione – in questo caso Ue – che fa politiche espansive anticliche, quando ce n’è bisogno”. A questa ottima impostazione generale sottolineata in una recente intervista dal viceministro all’Economia, Enrico Morando, devono seguire altrettanto ottime declinazioni della stessa in misure concrete. Entro la fine di questo anno domini 2014, non solo per la coincidenza col semestre europeo a presidenza italiana, ma perché pare davvero che l’avvio del processo di “unificazione economica” d’Italia non possa più attendere.
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venerdì 11 luglio 2014

La crisi del CST di Assisi e alcune domande


Il CST di Assisi, Centro Internazionale di Studi sul Turismo, è stato fondato nel 1982 e da subito si è affermato come una scuola di eccellenza nella formazione universitaria e post laurea rivolta a manager ed operatori del settore. Moltissimi degli allievi che hanno studiato presso questa struttura, che ha sede a Santa Maria degli Angeli, sono ora sparsi in tutti i continenti del globo a ricoprire ruoli di alto profilo con “appagamenti” economici molto rilevanti.

Il CST, invece, forse il principale artefice di così tante interessanti carriere, versa in condizioni quantomeno molto più problematiche del recente passato. In seguito ad un’interpellanza presentata dal Pd, se ne è discusso pure nell’ultimo Consiglio comunale di fine giugno. Attualmente i 7 specialisti, dai quali deriva gran parte della produzione scientifica del Centro, hanno costituito una cooperativa di lavoro, mentre continuano a lavorare per il CST 5 dipendenti amministrativi. Le motivazioni addotte, in consiglio comunale, per spiegare la crisi di questo fiore all’occhiello sono state rintracciate principalmente a partire dal 2008, negli scarsi fondi pubblici e in un calo psico-motivazionale del personale, oltre al suo costo molto elevato inserito nel contesto congiunturale di crisi globale. Nel 2003 il CST, da associazione no profit che era, ha acquistato personalità giuridica diventando un ente che affronta il mercato.

A questo punto, ad ogni buon conto, sembra utile porsi qualche domanda, concentrandosi su tutti i legami con le istituzioni pubbliche ed universitarie locali, che hanno da sempre animato la vita del centro.

-La collaborazione tra Unipg e CST è stata penalizzante per i due soggetti oppure ne hanno tratto entrambi benefici (sia in termini di immagine che in termini economici)?

-Alla luce dell’attuale situazione in cui versa Unipg, in particolare il dipartimento di Economia, come considerare la scelta di depotenziare i corsi sul turismo? Unipg intende riconsiderare le scelte fatte a partire dal 2007? Come?

-La Regione Umbria ha seguito un percorso lineare ed inappuntabile in oltre trent’anni di collaborazione con CST? Poteva contribuire a modificare la mission del CST, piegandola a proprio vantaggio, dopo il progressivo disimpegno di Unipg a partire dal 2000-2003?

-Le politiche turistiche regionali, dopo il 2000, potevano trovare in CST un supporto maggiormente significativo? Le politiche regionali nell’ambito della formazione superiore, alla luce della crisi in atto, si sono rivelate adeguate?

-Il Comune di Assisi, in venticinque anni di collaborazione, ha sempre supportato convintamente e nel migliore dei modi possibile, la presenza di Unipg sul territorio? Ha impiegato organicamente CST per lo sviluppo delle proprie politiche turistiche? Ha supportato CST, soprattutto dal 2008, in tutti i modi possibili? Ha cercato alleanze istituzionali, soprattutto a livello locale ed in primo luogo presso la Regione, per modificare la mission del CST?

-Gli operatori turistici regionali, in particolare di Assisi, hanno impiegato CST a supporto delle proprie politiche di business?

Tutte domande che possono trovare una risposta.
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